A volte, dietro il desiderio sincero di dare piacere e rendere felice l’altro, si nasconde un bisogno più profondo e spesso inconsapevole: quello di sentirsi amati, accettati, riconosciuti.
Molte persone, in particolare nelle relazioni intime, costruiscono la propria identità sull’idea di “dare”, di essere attenti, presenti, premurosi, come se la propria capacità di amare dipendesse dalla soddisfazione dell’altro.
Tuttavia, dietro questa apparente generosità, può celarsi un sottile inganno:
il dare come strategia per non sentire il vuoto, per non confrontarsi con la propria paura di non essere abbastanza, o con la difficoltà di accogliere il proprio piacere.
Il piacere come specchio dell’amore per sé
Il modo in cui viviamo il piacere rivela il grado di intimità che abbiamo con noi stessi.
Chi ha imparato ad ascoltarsi, a rispettare i propri confini e i propri desideri, riesce a donare all’altro in modo autentico, senza perdersi.
Chi invece non si è ancora concesso di amarsi davvero, tende a confondere l’amore con il bisogno: cerca di esistere attraverso lo sguardo dell’altro, di essere riconosciuto per ciò che fa, più che per ciò che è.
Così, nel tentativo di dare tutto, si finisce per disconnettersi da sé.
Si fa l’amore per piacere all’altro, si ascolta per essere apprezzati, si accetta per non deludere., ma in questa danza apparentemente generosa, si perde il contatto con il proprio sentire.
Il meccanismo del compiacere
Questo schema ha spesso radici antiche.
Da bambini, molti di noi hanno imparato che per ricevere amore era necessario compiacere: essere bravi, accondiscendenti, adattarsi ai bisogni degli altri.
Da adulti, questo schema si ripete nelle relazioni affettive e sessuali, dove la paura del rifiuto o del giudizio porta a mettere da parte se stessi.
Si diventa “maestri del piacere altrui”, capaci di percepire ogni minima reazione dell’altro, ma incapaci di ascoltare il proprio corpo, le proprie emozioni, i propri limiti.
Dietro il desiderio di dare, si nasconde allora il timore di mostrarsi vulnerabili, di dire “questo non mi piace”, o “ho bisogno anch’io di essere accolto/a”.
“Dare davvero” nasce dall’essere
Il vero dono non nasce dal bisogno di essere riconosciuti, ma dall’abbondanza interiore.
Solo chi sa onorare il proprio piacere, chi si concede di sentire e di ricevere, può offrire qualcosa di autentico.
Quando impariamo ad amarci, a stare con la nostra verità anche quando non è comoda, il nostro modo di dare cambia. Diventa libero, naturale, creativo.
Allora l’intimità si trasforma: non è più uno spazio dove dimostrare il proprio valore, ma un luogo di incontro reale, dove due esseri si riconoscono e si nutrono a vicenda.
Tornare a sé
Riconoscere questo schema non significa giudicarsi, ma portare luce su un meccanismo che, per quanto animato da buone intenzioni, ci allontana da noi stessi.
Il primo passo è osservare con sincerità come ci muoviamo nel dare e nel ricevere:
Riesco a sentire piacere nel ricevere, o mi sento in colpa?
Riesco a chiedere ciò che desidero, o temo di disturbare?
Quando do, lo faccio per scelta o per paura di perdere l’altro?
Ogni volta che ci concediamo di ascoltare queste domande con compassione, una parte di noi si risveglia e inizia a desiderare di amarsi non per dovere, ma per necessità vitale.
Se senti che questo tema ti riguarda, se riconosci in te la tendenza a dare troppo e a dimenticarti di te, sappi che puoi imparare un altro modo di stare in relazione, un modo più vero, più libero, più gioioso.
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